mercoledì 18 maggio 2011

martedì 17 maggio 2011


Il nazismo sterilizzò e poi sterminò con la complicità di medici, infermieri, burocrati, ostetrici e psichiatri almeno 400 mila handicappati,
disabili, ritardati mentali e pazzi con lo scopo di «purificare il sangue della nazione» e per risparmiare nel bilancio della sanità su
persone considerate improduttive, considerate vite indegne di essere vissute.
La testimonianza diretta*:
«La Fiaccolata della memoria è utile per ricordare quel fatto, io c'ero, li ho sentiti e visti. Oggi la storia viene rifatta,
invece io posso raccontarla per far conoscere quanto è accaduto». Dopo molti anni di silenzio tombale, ora c'è chi testimonia
l'uscita dei 299 pazienti dal manicomio di Pergine Valsugana, diretti Oltrebrennero.
È Emilio Loss , 88 anni ben portati. Nel soggiorno di casa sua, alle Torri di Villazzano, rammenta con lucidità quel gruppo di donne e
uomini accompagnati da personale d'assistenza. Il loro breve cammino in centro città, il 26 maggio 1940. Uscirono dagli edifici
manicomiali per imboccare via Battisti, procedendo in viale Alpini e viale Dante fino alla stazione ferroviaria. Poi tutti sul treno, diretti in
Germania. Tornarono in pochi. Loss era a Pergine Valsugana, giovane sergente del 61° reggimento di fanteria «Trento» di stanza nelle
caserme Diaz del capoluogo provinciale. Era volontario, nato povero a Caoria in Primiero, la divisa gli era sembrata una possibilità di
sopravvivenza.
A Pergine era alloggiato assieme ad un battaglione in un capannone dismesso di un'azienda di imballaggi a ridosso del campo sportivo
di viale Dante. «In un tardo pomeriggo di maggio, era il 1940, abbiamo visto sui binari della stazione ferroviaria due vagoni con le
finestre sbarrate, come i cellulari che trasportano i detenuti. Guardammo con curiosità. La gente del posto ci disse che trasportavano i
matti di lingua tedesca, quelli delle famiglie che avevano optato per andare in Germania». Delle opzioni Loss sapeva, lo racconta,
ricorda che la cosa allora faceva molto discutere. Torna in caserma con i suoi compagni. «Al mattino dopo, eravamo ancora a letto ed
era buio, sentiamo lo scalpiccio in strada di molte persone, donne ed uomini ed un vocio come di scolari alla ricreazione». Sono i
pazienti del manicomio, una volta tanto fuori dai recinti, oltre le sbarre ed i muri di perimetrali ai padiglioni in cui erano reclusi. «Mi
sembravano contenti, forse credevano di fare un bel viaggio, era una frotta di gente, come un gregge di pecore liberate dal recinto,
venivano da dietro la chiesa (da via Battisti, dietro la parrocchiale della Natività, ndr), poi sono scesi lungo il viale centrale e la statale
(viale Dante allora lo era, ndr). Dopo un po' abbiamo guardato verso la stazione. I due vagoni non c'erano più».
Non erano pecore ma persone, liberate per un po', di notte, ignare della sorte che le attendeva. Per loro avevano deciso altri.
Ripensandoci anni dopo, Emilio Loss ha capito e quanto accaduto è impresso a fuoco nella sua memoria. Ne ha scritto, il ricordo è
all'interno di otto fascicoli manoscritti in cui racconta la sua vita e la sua esperienza in divisa. Il titolo: «Memorie inutili di un
ottuagenario», iniziate nel 2000. Vita ricca di esperienze.
Ricorda la Tesero deserta nel giorno del discorso del Duce con l'annuncio dell'entrata in guerra. «Non c'era nessuno in strada, sole le
scuole e noi. E la banda militare nelle vie. Fu una chiara protesta silenziosa». Poi lo spediscono in Africa, in prima linea. Durante la
battaglia di El Alamein viene catturato e rimane in prigionia (inglese) fino al 1946. Tre anni dopo torna a Caoria e dal 1954 al 1973 è
segretario comunale di Canal San Bovo.
La guerra cos'è?
Una cosa tremendamente stupida: puoi vedere trincee fatte con sacchi di farina mentre noi crepavamo di fame. Ci aveva
allattati il fascismo, Hitler ci veniva descritto come un dio, capimmo dopo che quella era una banda di delinquenti!
* TESTIMONIANZA DIRETTA DI EMILIO LOSS TRATTA DALL'INTERVISTA DI MARIO ANELLI (ADIGE DEL 22 MAGGIO 2008)



domenica 17 aprile 2011

sabato 16 aprile 2011

Congratulazioni ai comitati, LA LOTTA E LA PARTECIPAZIONE DAL BASSO possono cambiare davvero le cose! + volantino referendum

CONGRATULAZIONI AI COMITATI che con tenacia e convinzione hanno determinato l' importante risultato di bloccare un opera inutile costosa e dannosa per l'ambiente oltre che inefficace e anacronistica per un ipotetico rilancio turistico di S.Cristoforo. Un piano di riqualificazione fondato sul residuo ideologico del neoliberismo per il quale lo sviluppo non va mai messo in discussione e l'interesse privato deve sempre prevalere sul bene comune così che per interesse e vantaggio di pochi si vede prevalere la logica del profitto a quella del benessere collettivo con la conseguenza di rovinare il territorio. Oltre ai COMPLIMENTARCI per questo risultato vi ringraziamo anche per aver dimostrato che LA LOTTA E LA PARTECIPAZIONE DAL BASSO possono cambiare davvero le cose!
Rifondazione comunista e la Federazione della sinistra sono con voi!
Inoltre non possiamo non sostenere che un futuro migliore passerà solo attraverso la DEMERCIFICAZIONE DELLA SOCIETA' perchè risulta oramai evidente che questi vent'anni di pensiero unico hanno provocato tali disastri ambientali, sociali e economici quali ad esempio l'accentuarsi dei cambiamenti climatici, le numerose guerre, la crisi economica, l'aumento i delle ingiustizie sociali, il precariato etc... che richiedono un ripensamento radicale del mondo che vogliamo. Nel 2001 a Genova contro questo sistema gridavamo: "questo mondo non è in vendita" per mettere in guardia dai rischi che correvamo seguendo in modo acritico il modello neoliberista, sconfitti allora, crediamo oggi alla luce dei fatti di oggi poter dire che avevamo ragione noi!
Ora un invito: il 12 e 13 giugno c'è un'altro importante appuntamento per difendere i BENI COMUNI i referendum CONTRO IL NUCLEARE, PER L'ACQUA PUBBLICA!

partecipate numerosi e diffondete l'informazione

martedì 12 aprile 2011

LA RAI CI CENSURA E NOI PROTESTIAMO: TOGLIETECI IL BAVAGLIO!

Car* compagn*

domani pomeriggio mercoledi 13 aprile alle ore 16 la Federazione della sinistra del Trentino organizza un presidio davanti alla sede Rai di via Perini a Trento per protestare in concomitanza con il resto d'Italia, contro l'oscuramento mediatico in atto nei nostri confronti sia a livello nazionale che locale.

guarda il video appello di Rosa Rinaldi http://youtu.be/-QgdZ_8Su5E

Crediamo che in Trentino abbiamo da rivendicare le tante attività svolte dai circoli territoriali, la nostra costante presenza in comitati, associazioni, nelle manifestazioni, in sintesi la nostra concreta e utile presenza sul territorio a fronte di una scarsa/assente copertura mediatica.


Chiederemo un'incontro con il direttore della Rai di Trento per dire che ci sono 10 buoni motivi per non censurare la Federazione della sinistra:

1) Perché la FDS difende la Costituzione, e con essa, la libertà di informazione.

2) Perché la RAI, in quanto servizio pubblico, pagato col canone dai cittadini e dalle

cittadine, ha dei precisi doveri nel fornire una informazione corretta e completa.

3) Perché la FDS esiste, ed è in ogni lotta per la pace,il lavoro, i diritti sociali e

civili, i saperi, la cultura, la libertà di informazione, contro l’omofobia e la violenza

maschile sulle donne: ma non esiste nella informazione la RAI.

4) Perché le bandiere della Federazione le trovate in ogni lotta, anche se non le

vedete in televisione.

5) Perché l’informazione politica non può essere ridotta a spettacolo mediatico:

anche se il pensiero critico, secondo alcuni, non fa audience.

6) Perché la FDS si batte contro Berlusconi e anche contro il berlusconismo, contro

la riduzione della politica a spettacolo per un pubblico passivo, a teatrino recitato

dai leader nell’epoca del bipolarismo: l’informazione e la politica del bipolarismo

sono impermeabili al conflitto. Per questo oscurano i conflitti, ci cancellano.

7) Perché i poteri forti ci vogliono cancellare dalla comunicazione per cancellarci

dalla realtà.

8) Perché ci battiamo per la libertà di informare ed essere informate/i di tutte/i:

per questo non accettiamo bavagli.

9) Perché non si può raccontare questo Paese solo con barzellette, casi umani,

problemi politici ridotti a cronaca nera, reality show che cancellano la realtà: siamo

uomini e donne col megafono siamo la voce di tante lotte, di tante speranze.

10) Perché siamo comunisti/e e di sinistra, siamo diversi, siamo lontani dalla politica

leaderistica che il circuito mediatico alimenta.

Per noi la libertà è partecipazione, la speranza è conflitto. >Vogliamo un mondo migliore per tutte/i. Senza esclusioni
Car* compagn*


domani pomeriggio mercoledi 13 aprile alle ore 16 la Federazione della sinistra del Trentino organizza un presidio davanti alla sede Rai di via Perini a Trento per protestare in concomitanza con il resto d'Italia, contro l'oscuramento mediatico in atto nei nostri confronti sia a livello nazionale che locale.


guarda il video appello di Rosa Rinaldi http://youtu.be/-QgdZ_8Su5E


Crediamo che in Trentino abbiamo da rivendicare le tante attività svolte dai circoli territoriali, la nostra costante presenza in comitati, associazioni, nelle manifestazioni, in sintesi la nostra concreta e utile presenza sul territorio a fronte di una scarsa/assente copertura mediatica.


Chiederemo un'incontro con il direttore della Rai di Trento per dire che ci sono 10 buoni motivi per non censurare la Federazione della sinistra:


1) Perché la FDS difende la Costituzione, e con essa, la libertà di informazione.

2) Perché la RAI, in quanto servizio pubblico, pagato col canone dai cittadini e dalle

cittadine, ha dei precisi doveri nel fornire una informazione corretta e completa.

3) Perché la FDS esiste, ed è in ogni lotta per la pace,il lavoro, i diritti sociali e

civili, i saperi, la cultura, la libertà di informazione, contro l’omofobia e la violenza

maschile sulle donne: ma non esiste nella informazione la RAI.

4) Perché le bandiere della Federazione le trovate in ogni lotta, anche se non le

vedete in televisione.

5) Perché l’informazione politica non può essere ridotta a spettacolo mediatico:

anche se il pensiero critico, secondo alcuni, non fa audience.

6) Perché la FDS si batte contro Berlusconi e anche contro il berlusconismo, contro

la riduzione della politica a spettacolo per un pubblico passivo, a teatrino recitato

dai leader nell’epoca del bipolarismo: l’informazione e la politica del bipolarismo

sono impermeabili al conflitto. Per questo oscurano i conflitti, ci cancellano.

7) Perché i poteri forti ci vogliono cancellare dalla comunicazione per cancellarci

dalla realtà.

8) Perché ci battiamo per la libertà di informare ed essere informate/i di tutte/i:

per questo non accettiamo bavagli.

9) Perché non si può raccontare questo Paese solo con barzellette, casi umani,

problemi politici ridotti a cronaca nera, reality show che cancellano la realtà: siamo

uomini e donne col megafono siamo la voce di tante lotte, di tante speranze.

10) Perché siamo comunisti/e e di sinistra, siamo diversi, siamo lontani dalla politica

leaderistica che il circuito mediatico alimenta.

Per noi la libertà è partecipazione, la speranza è conflitto.


Il coordinatore responsabile e referente di questa iniziativa è il compagno FRANCESCO CAPODANNO - francesco.capodanno@gmail.com cell. 3207909074


TRENTO
VIA PERINI, 141 C.A.P.38100
tel.0461/9051111
email:
red.regionale.trento@rai.it

lunedì 28 marzo 2011


RIBELLISSIME 2011



SOCIAL FILM + DIBATTITO:


ROSA L.

di Margherithe Von Trotta


Nel gelido carcere di Wronke, nella Germania, Rosa Luxemburg scrive le sue memorie epistolari, dall'infanzia nella zona russa della natia Polonia all'inquieta adolescenza vissuta tra i fermenti e gli scontenti sociali di fine '800, che preparano la rivoluzione dell'ottobre 1917. Colta, indipendente e decisa, nonostante il delicato sentire, sperimenta presto le carceri zariste per le sue idee e la sua attività rivoluzionaria . Passata in Germania, si dedica al giornalismo di sinistra, ai viaggi e all'attività politica di opposizione, con Leo Jogiches, di cui condivide in politica idealità e azione. A Berlino entra nella lega antibellica Spartakus, nonostante l'opposta idea dei socialdemocratici che si sono schierati per l'intervento, e finisce in carcere. Perduto in guerra il giovane Kostja, cui si era sentimentalmente, viene liberata alla fine del conflitto, per dedicarsi nuovamente, tenace e irriducibile, alla lotta politica. Finchè, coinvolta nei moti rivoluzionari del 1918, viene assassinata dai militari al potere nel gennaio 1919.



SEGUE DIBATTITO: LE DONNE NELLE LOTTE DI OGGI CON:


FRANCESCA CAPRINI: COMITATO ACQUA PUBBLICA DEL TRENTINO

ROSA FINOTTO: NUOVE RESISTENZE

CHAFEI ATIKA: ASSOCIAZIONE A.M.A.

ZORIZA DUSMANN: FILCAMS CGIL DEL TRENTINO



GIOVEDI’ 31 MARZO ORE 20.15

SALA CANTIERE COMUNALE VIALE DELL'INDUSTRIA
PERGINE VALSUGANA

venerdì 25 marzo 2011

CON I COMITATI CONTRO LA SPECULAZIONE

In aperto spregio al proprio programma elettorale delle elezioni comunali ultime scorse, che prevedeva espressamente il coinvolgimento attivo della popolazione nella predisposizione delle modifiche al territorio nel nostro comune*, la giunta Corradi per l'ennesima volta si fa beffa della volontà dei cittadini e delle migliaia di firme raccolte e decide di realizzare a S. Cristoforo l'ennesima speculazione a favore dei poteri forti del nostro comune.

Non è la prima volta, già in occasione della discussione sulla realizzazione del teatro all'aperto nel parco Tre Castagni dietro l'istituto scolastico Marie Curie, la giunta non ha tenuto conto delle critiche positive che migliaia di cittadini avevano rivolto al progetto attraverso un'apposita petizione ed ha tentato di imporre la propria volontà gigantista e speculativa.

La conseguenza è stata che di quelle critiche è stata costretta a farsi ora interprete la commissione provinciale competente e ed il progetto del nuovo teatro è stato almeno per ora bloccato nella convinzione che si tratta di un'opera spropositata, urbanisticamente mal collocata e a rischio di forte deficit economico. Adesso Corradi e la sua giunta ci riprovano con S.Cristoforo proponendo un modello di sviluppo per quella realtà in netto contrasto con qualsiasi politica ambientale (già negli anni 80 e 90 il decreto Galasso prevedeva l'inedificabilità delle rive dei laghi per almeno 150mt dalla linea di battigia).


Un progetto fortemente datato (anni '60) dove l'idea del turismo intensivo la fa da padrone (si pensi che addirittura si parla di multiproprietà), dove anziché la qualità dei luoghi prevale il cemento, senza ricadute positive per la comunità e invece fortemente lucroso per i proprietari delle aree, i progettisti, i soliti noti. Alle proteste della popolazione si è risposto con un metodo che con la democrazia non ha nulla a che fare. Cinque persone in parte maggiorenti e altri amministratori nel chiuso di una stanza in consiglio provinciale, pretendono di aver trovato la quadratura del cerchio e vengono a raccontare che se anche il piano che verrà presentato in consiglio comunale i prossimi giorni non fosse condivisibile, si può sempre cambiare dopo. In altre parole si fa finta di non capire che le critiche che muovono i cittadini non sono relative soltanto alla qualità della proposta ma alla sua stessa esistenza e che quindi da discutere non è qualche aggiustamento volumetrico, le altezze di questo o quel fabbricato, la collocazione qui o la dei parcheggi o il loro dimensionamento, ma il fatto che l'opera venga realizzata o meno in quanto è l'opera stessa a prospettare uno sviluppo di quella parte del lago come fortemente speculativo. Da un altro verso poi non basta diminuire la quantità della perequazione da cedere ai proprietari ad Assizzi, ma non va fatta nessuna perequazione essendo a favore dei proprietari estremamente lucrativo il solo cambio di destinazione dell'area sul lago.

Se da Corradi non potevamo che aspettarcelo, del resto ha fatto di tutto per sembrare un sindaco di destra impermeabile a qualsiasi volontà popolare, spiace che il Partito Democratico che aveva provato ad essere attento ad alcune delle volontà e delle critiche della popolazione abbia invece scelto di appoggiare Corradi e l'accordo di piazza Dante.

Non bastano i mal di pancia, è necessario che su questioni di questo tipo chi ha davvero a cuore Pergine e il suo futuro e crede uno sviluppo sostenibile sappia dire no fino in fondo, senza preoccuparsi eccessivamente dell'esito istituzionale delle proprie posizioni. Una giunta di centro sinistra che fa politiche speculative e di centro destra non serve a nessuno e più si continua in questa posizione maggiore diviene il malcontento della popolazione e la disaffezione verso questa politica.

Si tratta invece di valorizzare l'azione positiva svolta dai Comitati dei cittadini, sia sulla vicenda del Teatro che su San Cristoforo, capendo che è in questo modo che i cittadini dicono la loro sullo sviluppo di Pergine riuscendo a coinvolgere centinaia e centinaia di persone in un'iniziativa democratica e partecipata.

Una politica seria vorrebbe che di questo si facesse tesoro e che non prevalesse invece l'interesse di bottega di affaristi vari...

Il circolo “Ora e Veglia” di Rifondazione comunista e la Federazione della sinistra esprimono la loro totale adesione alle iniziative dei Comitati e chiamano la popolazione di Pergine a far sentire la propria voce anche in occasione dei dibattiti consiliari che su questi temi si terranno in Comune nei prossimi giorni.



per il circolo di Rifondazione comunista di Pergine Valsugana il segretario Giordano Pontalti
David Lira segreteria provinciale Rifondazone comunista - Federazione della sinistra.

* Partecipazione delle persone nelle scelte, nella pianificazione dei servizi, del territorio, costruzione condivisa di visioni di scenari di sviluppo a medio e lungo termine.
dal Programma del Partito Democratico di Pergine Elezioni x le elezioni amministrative 2009

domenica 20 marzo 2011

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA DEL TRENTINO


Trento, 19 marzo 2011

Comunicato Stampa: Ancora una volta gli interessi economici portano alla guerra

Sicuramente non approviamo e condanniamo il comportamento del leader libico Gheddafi.

Il dissenso interno, quando nasce, non nasce mai a caso ed è frutto di politiche antipopolari e repressive che nulla hanno a che fare con i processi democratici.

Fa specie, però, il comportamento decennale dell’occidente verso il “colonnello libico”. Per tutelare gli interessi delle “banche armate”, di Finmeccanica (fornitrice di armi alla Libia da molto tempo), dell’ENI (per il petrolio), delle multinazionali dell’agricoltura, degli interessi internazionali sull’uranio africano, dell’appoggio ai campi di concentramento in Libia per i cosiddetti clandestini, il governo italiano e non solo, ha accettato ed appoggiato politiche liberticide nei confronti del popolo libico, fino ad arrivare ai quei tristi baciamano del nostro Presidente del Consiglio Berlusconi di poco tempo fa.

Per molto tempo si è taciuto, tollerato, appoggiato, per bassi interessi commerciali, di mercato.

A questo punto, quando gli interessi economici sono in difficoltà, saltano fuori le “ingerenze umanitarie” e Il Consiglio di sicurezza dell'Onu si è pronunciato a favore dell'istituzione della No fly zone sulla Libia e dell'autorizzazione all'uso di non meglio precisati mezzi necessari a prevenire violenze contro i civili. In altri termini, ha autorizzato la guerra.

Il pallido e fino ad oggi insignificante Ban Ki Moon, diventato presidente dell'Onu solo in virtù dei suoi buoni uffici con gli Usa e del suo basso profilo, si è esaltato fino a definire la risoluzione 1973 storica, in quanto sancisce il principio della protezione internazionale della popolazione civile.

Un principio che vale a corrente alternata. Non ci sembra di ricordare sia evocato quando i cacciabombardieri della Nato fanno stragi di civili in Afghanistan. Altrettanta solerzia non è risultata effettiva quando gli F16 dell'aviazione israeliana radevano al suolo il Libano o Gaza, uccidendo migliaia di civili innocenti. Neppure vi è stato un intervento ONU nell’IRAQ quando si è inventato di tutto per rimettere le mani sul petrolio iracheno, uccidendo (complice anche l’Italia) decine di migliaia di civili. Lo stesso Blair ha confermato tutto questo.

Quello che sta avvenendo genera, in realtà, un precedente ben pericoloso. Sul quale giustamente paesi come la Russia, la Cina, il Brasile, l'India e la Germania hanno espresso più di una riserva. Che si è limitata però ad un'astensione, che lascerà di fatto liberi quei paesi che hanno deciso di bombardare Tripoli e sostituire Gheddafi con le fazioni a lui ostili per un cinico calcolo geopolitico e di convenienze. Sia chiaro a tutti che i diritti umani e le giuste aspirazioni dei giovani libici alla democrazia e a liberarsi dal regime non c'entrano nulla con la decisione di Parigi e Londra, seguite a ruota dal sempre più deludente Obama, di attivare l'intervento militare.

Chi sarà in futuro a decidere quali violenze contri i civili sono accettabili o meno saranno solo e sempre le superpotenze militari imperialiste e occidentali. E lo faranno con il sostegno del sistema di informazione mondiale che selezionerà alla bisogna chi e come andrà bombardato, chi potrà o meno rimanere al potere.

Chi stabilisce, infatti, che si decide di bombardare la Libia, mentre si consente all'Arabia Saudita di inviare truppe per sedare le proteste nel vicino Baherein, mentre si lascia il presidente dittatore da trentadue anni dello Yemen, Abdullah Saleh, sparare da giorni sulla folla (causando un numero di vittime enorme) che ne chiede a gran voce e da tempo le dimissioni? Si arriva al paradosso che la petromonarchia del Qatar, anch'essa impegnata nel reprimere le proteste del Baherein con il suo esercito, ha allo stesso tempo annunciato che invierà i suoi caccia per la democrazia in Libia.

Tutto ciò dimostra solo come nel caso libico si è da subito tentato di intervenire militarmente per interessi geopolitici.

Quale è infatti la razionalità politica di tale scelta? Semplice.

Come sempre, ciò che muove gli eserciti non sono le intenzioni umanitarie, ma ben altre ragioni e motivazioni. Seguite il petrolio, il gas e i dollari e troverete la risposta.

Per ciò che riguarda la Francia e la sua frenesia di menar le mani si segua, oltre alla via del petrolio, quella dell'uranio che alimenta le sue centrali nucleari e quelle che vende per il mondo.

Ci auguriamo che il cessate il fuoco unilaterale dichiarato dal governo libico, sia vero, e questo forse lascia del tempo per cercare di evitare la tragedia di una guerra nel mediterraneo. Temiamo duri poco. Sarà cercato in ogni modo un pretesto per giustificare comunque l'attacco, ora che una parvenza di legittimità internazionale è stata data dalla sciagurata risoluzione 1973.

L'Onu, che dovrebbe prevenire i conflitti fra gli Stati, in questo caso ha varato una decisione che potenzialmente potrebbe allargarlo e diffondere la guerra. Una decisione quindi si storica, ma per stupidità. Una stupidità alla quale, naturalmente, non si sottrae il governo italiano, pronto a dare basi uomini e mezzi all'impresa. In buona compagnia del Pd - già d'altronde in prima fila nelle guerre umanitarie del passato - che condivide apertamente tale scelta ed in compagnia anche del Presidente della Puglia Vendola (questo ci rattrista molto) che apre all'intervento militare e alle No Fly Zone in Libia, ma vorrebbe evitare che finisca in un pantano. Onestamente non capiamo come si possa fare, quando si interviene militarmente e si bombarda tutto può accadere. Forse Vendola si riferisce ad azioni mirate come in Afghanistan o alle bombe intelligenti come in Serbia? Quello che è certo è che intanto SEL si accoda, con saggezza, al partito della guerra filo atlantico. Stavolta tra l'Obama vero e quello bianco c'è gran sintonia. O dell’IDV (Di Pietro) che in barba alla Costituzione si astiene e non prende posizione contro guerra e governo.

In sintesi siamo in guerra con la Libia. Ancora una volta in sfregio alla Costituzione italiana (e non possiamo accettarlo visto che pochi giorni fa siamo scesi in piazza in sua difesa) ed ancora una volta mossi solo da biechi interessi. Noi non abbiamo interessi e non facciamo il baciamano a nessuno: la nostra unica bussola è la pace. La pace si costruisce con la cooperazione, con i processi di solidarietà internazionale.

Se vi sono ancora degli spiragli per evitare il peggio vanno usati ed agiti fino in fondo. Serve da subito una mobilitazione del popolo della pace per fermare la macchina da guerra che sta scaldando i suoi motori. Serve scendere subito in piazza contro la guerra e per chiedere che l'Italia rimanga fuori da questa nuova e sciagurata avventura bellica. Noi ci saremo.

Francesco Porta

Per la Federazione della Sinistra del Trentino